Benessere in azienda: un bene comune

Oggi il successo di un’impresa dipende dalla sua capacità di rispondere rapidamente ed efficacemente alle richieste mutevoli del mercato; se ipotizziamo che anche le organizzazioni, così come un essere umano, possano essere considerate come veri e propri organismi viventi, anche l’azienda deve poter raggiungere e conservare nel tempo un soddisfacente stato di salute (Di Nuovo, Rispoli; 2011)[1]. Non a caso, i termini “organizzazione” e “organismo” condividono la stessa radice linguistica “organon” che significa strumento.

Quando però le richieste dell’ambiente di lavoro superano la capacità del lavoratore di affrontarle  (o controllarle) si manifesta una condizione di stress legato all’attività lavorativa. L’origine del termine“stress” è legata al settore metallurgico, nel quale era tradizionalmente utilizzato per indicare gli effetti che grandi pressioni determinavano sui materiali. Lo stress, infatti, comporta uno stato di “pressione”: è essenziale però comprendere come si passi da uno stress di tipo temporaneo ad uno di tipo cronico in cui lo stress permane al di là delle reali esigenze producendo effetti dannosi.

Nel linguaggio corrente, infatti, il termine viene spesso utilizzato per descrivere una situazione di disagio, di tensione, di forte preoccupazione o di ansia; ma in realtà, esiste anche uno stress benefico (eustress). Pensiamo a quando dobbiamo affrontare un esame: si è concentrati, lucidi, tesi, ma è una tensione finalizzata all’azione: il superamento dell’esame. Una volta superato, si ritorna ad una piacevole condizione di allentamento che permette di recuperare le energie per affrontare un altro momento difficile. Quando ciò non avviene e si rimane all’erta nonostante non ce ne sia bisogno, si realizza la condizione di stress negativo (distress). Dunque, la fonte di stress patologico non è da ricercare esclusivamente nel contesto, che, come è stato dimostrato, agisce in maniera aspecifica e indiretta sull’organismo, ma sulla mediazione tra agenti stressanti (stressor) ed organismo, realizzata da fattori emotivi e cognitivi.

Diversi sono gli studi realizzati per l’individuazione di tali fattori; citiamo la meta-analisi di Morris (2003) [2]che ha dimostrato come la soddisfazione lavorativa sia mediata da fattori soggettivi  come la congruenza tra interessi e mansione; mentre secondo Vernick (2004) [3]la congruenza persona-ambiente, l’autoefficacia e l’identità sono le dimensioni predittive della soddisfazione lavorativa. In particolare, il benessere può essere il miglior predittore della performance lavorativa e della soddisfazione sul posto di lavoro (Hutchinson, 1997).[4]

Nonostante lo stress sia riconosciuto in modo ufficiale come problema di salute del lavoratore e diverse sono le disposizioni legislative che sanciscono la necessità di valutare e intervenire sullo stress lavoro-correlato, ogni anno le giornate lavorative perse per lo stress e le sue conseguenze sono milioni.

Secondo una recente indagine dell’Eurobarometro della Commissione europea (2014), infatti, il 53% dei lavoratori ritiene che lo stress sia il principale rischio per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, mentre il 27% dei lavoratori ha riferito di aver sofferto, nei 12 mesi precedenti, di «stress, depressione e ansia» causati o peggiorati dal lavoro.

I singoli individui anche se lavorano in condizioni stressanti non necessariamente crollano o si ammalano in tempi brevi, ma possono tirare avanti anche per molto, stringendo i denti e aumentando il controllo. Eppure, nel mondo del lavoro i risultati migliori si possono ottenere attraverso una gestione del personale che tenga in conto il benessere organizzativo, un benessere a tutti i livelli che dia forti motivazioni a tutti i dipendenti (Di Nuovo, Rispoli; 2011).

È dunque necessario che ogni realtà organizzativa si faccia promotrice della salute sviluppando in pieno il concetto di benessere: una concezione in cui il benessere dell’azienda non si contrappone al benessere di chi vi lavora, ma entrambi si rinforzano reciprocamente.

 

[1]Di Nuovo S., Rispoli L. (2011) L’analisi funzionale dello stress. Dalla clinica alla psicologia applicata. FrancoAngeli, Milano.

[2] Morris, M. A., (2003) A meta-analytic investigation of  vocational interest-based job fit, and its relationship to jobsatisfaction, performance, and turnover.  The Sciences and Engineering, 64, 242

[3] Vernick, S. H. (2004) An analysis of the correlates of job satisfaction: The contribution of person-environment congruence, self-efficacy, and environmental identity to the explanation of job satisfaction. Humanities and Social Sciences, 64, 2397.

[4] Hutchinson, G. A. Jr. (1997) The relationship of  wellness factors to work performance and job satisfaction among managers.  Humanities and Social Sciences, 57, 5062

 

2018-03-16T12:31:32+00:004 Agosto 2017|Categories: Dosi pediatriche per adulti|Tags: , , |