Appassionarsi all’arte sartoriale attraverso l’esperienza sensoriale

“In passato farsi confezionare un abito su misura costituiva una necessità; oggi invece è un lusso. L’industrializzazione, con la conseguente produzione di massa, ha fatto sì che le aziende puntassero esclusivamente sulla produttività, tralasciando spontaneità e emozionalità, ritornate in auge con la rivoluzione Internet. Oggi insegnare ai ragazzi solo le nozioni base della sartoria, non basta più. Il mondo sta cambiando ed occorre comprendere in quale direzione si sta muovendo, analizzando i sogni e i bisogni dei clienti”.

E’ necessario dunque ripensare la professione sartoriale, sviluppando una formazione che educhi al gusto, alla sensibilità, alla comprensione dei bisogni dei clienti. Seguiamo il Prof. Salvatore Caruso, grande esperto di moda, con ventennale esperienza nel settore, all’interno dell’aula Iefp “operatore dell’Abbigliamento” e ci lasciamo coinvolgere dalle sue parole e dalla sua passione per i tessuti, per la tradizione Sartoriale  napoletana, perché se è vero che l’abito non fa il monaco, certamente fa il sarto: ovvero il sarto fa l’abito, ma il tipo di abito che costruisce, la sua capacità di capire, distinguere i tessuti, lo sviluppo del suo gusto e della sensibilità lo rende un vero sarto, in un settore che ha molto puntato sulla forte industrializzazione e sulla serialità. Attualmente comprendere i bisogni precedere e soddisfare i desideri inconsci dei clienti diventa un dictat per tutti i settori e in particolare quello della moda, in cui la personalizzazione comincia a coprire un ruolo sempre più importante. Tra i vari strumenti a disposizione dei professionisti, certamente il marketing emozionale diventa oggi parte integrante del sistema moda e delle competenze di chi sarà del settore: è importante creare e raccontare un prodotto che farà vivere, a chi lo acquista, un’esperienza unica e memorabile, che evochi in futuro ricordi positivi, così da fidelizzare i clienti e costruire una sinergia empatica con il brand.

“Se insegniamo ai ragazzi solo a cucire, senza fargli comprendere a chi si rivolgono, insegniamo loro ad essere meri numeri in un’azienda. È indispensabile che comprendano che l’acquisto di un capo costituisce la parte finale del processo sartoriale, ma c’è tutto un ragionamento che parte dal tatto. Un buon sarto, infatti, deve potenziare questo senso per comprendere ad esempio la differenza che c’è tra tessile e abbigliamento”

Può un’aula di un Iefp napoletano diventare un laboratorio nel quale si sperimentano saperi tattili? Saperi agiti? Deve: ed è proprio su questi contenuti che si basano le lezioni del prof. Caruso. Per stimolare la curiosità degli allievi, sviluppare la loro sensibilità li ha calati in un’esperienza “sensoriale”: bendati, hanno dovuto riconoscere diversi tipi di tessuto solo al tatto.

Perché l’apprendimento passa anche e soprattutto attraverso l’esperienza, l’azione, in questo caso coinvolgendo il senso del tatto: i ragazzi hanno scoperto che i tessuti sono fatti di trame e le trame non sono tutte uguali, ogni tessuto ha la sua e che i diversi materiali raccontano storie di intere civiltà, di rivoluzioni, di migrazioni, di scambi e di commerci, seguendo passo passo il mutare  delle abitudini, del gusto, delle esigenze degli uomini e delle donne nel corso dei secoli.

L’analisi sensoriale, usata, in questo caso come metodologia didattica innovativa è l’insieme delle metodiche con le quali si riesce ad analizzare il “percepito” di qualsiasi bene attraverso i 5 sensi: vista, olfatto, udito, gusto, tatto. Studiando la relazione tra le caratteristiche sensoriali e le sensazioni che queste suscitano sia sotto il profilo qualitativo (definizione della sensazione) che quello quantitativo (intensità della sensazione percepita) è possibile delineare un profilo sensoriale in grado di descrivere in modo univoco ed obiettivo un determinato prodotto e, nella nostra aula Iefp è stata un esperimento positivo, che ha suscitato negli allievi curiosità, attenzione, voglia di approfondire.

Isolare una quantità sensoriale permette di amplificarla: in questo caso, campioni di diversi tessuti hanno permesso ai ragazzi di entrare in contatto con qualcosa di conosciuto in un’ottica completamente diversa che li ha trasportati in tempi e luoghi lontani, e la seta, il broccato, il cotone ed il jeans sono diventati  trame e storie, luoghi ed agiti altri, in grado di suscitare emozione e interesse, guardare al conosciuto con occhi nuovi e in definitiva apprendere.

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco (Confucio)”. Apprendere non significa ricevere passivamente delle nozioni, ma calarsi in un’esperienza, e lasciarsi cambiare da essa, essere permeabili, aperti, sviluppare sensibilità al mondo.

 

 

 

2017-10-25T16:34:10+00:00 16 giugno 2017|Categories: Consvip, Esperienze, In evidenza, Racconti di formazione|Tags: , , , , |